Accueil - Home

www.histoireetpatrimoinedesaintetienne.com
Tous les contacts ... l'organigramme ... nous écrire ... le plan d'accès ... Le plan du site ... un moteur de recherche interne ...
mise à jour : 13.08.2008 / BR

Expo dossier :

SOFFITTI A FELCE

 

 

Origine del progetto :

Degli studi realizzati dalla scuola di architettura di Saint-Etienne e dagli amici dell’Associazione del « Vecchio Saint-Etienne » sotto la direzione di Jean-Marie Perouse de Montclos, rivelano un numero importante di soffitti di questo tipo nella regione del Forez (Loire, Francia) ed in particolare a Saint-Etienne.

Ci sono vari tipi di soffitti :

Il soffitto a felce appare all'inizio del XVIesimo secolo. È il risultato di due tecniche: il soffitto a cassettoni del Rinascimento italiano e il soffitto alla francese. I travetti sono messi a forma di felce all'interno di un cassettone o semplicemente tra le travi principali o maestre.

 

    Fotografie di soffitti : l'esempio dell'hotel di Villeneuve (1658)
    1 - i soffitti "alla francese " e "all’ italiana " nel Quattrocento e nel Cinquecento
    2 - i "soffitti a felce " nel Cinquecento e nel Seicento
    3 - i "soffitti a felce " nel « Forez » (Loire, Francia)
    4 – Il Cinquecento e il Seicento nel « Forez »
    Conclusione
    Lessico
    Elenco delle località con soffitti a felce (da Serge Marcuzzi i Floriane Monneret)
    Febbraio 2005 - Scoperta di un nuovo soffitto a felce... a Monistrol Loire (43)
    Elenco dei soffitti a felce ...
    Cartografia dei soffitti a felce (maps.google)

 


Galleria Sud
 


Salla Dorna

Hôtel de Villeneuve - XVIIe (inv. suppl. M.H.) - Museo degli Amici del Vecchio Saint-Etienne
Cliché AVSE/B.R.

Retrouvez le menu en haut de page

 

 

Retrouvez le menu en haut de page

Lessico

1 - trave principale o maestra: Pezzo di legno orizzontale e portante.

2 - trave secondaria: Pezzo di legno che collega due travi principali. Se la trave secondaria è di stessa dimensione della trave principale forma un cassettone.

3 - trave di bordo: Trave addossata al muro che delimita uno dei lati di un pavimento.

4 - travetti: Pezzi orizzontali posti a distanza regolare che sostengono il pavimento. Formano una specie di griglia perpendicolare alla parete portante. Nel pavimento a felce i travetti sono messi in diagonale tra le travi principali e secondarie.

5 - coprigiunta: Modanatura di legno che nasconde la giuntura degli assi ed impedisce al riempimento di cadere.

6 – travi di legno: Piccoli pezzi modanati incastrati nelle travi per porvi i travetti.

7 - intervallo: Spazio tra due travetti.

8 - riempimento: Macerie, polvere di calcinaci, frammenti provenendo dalla demolizione, messi tra gli intervalli ed il pavimento per l'isolamento fonico.

 

Retrouvez le menu en haut de page

1 - i soffitti "alla francese " e "all'italiana " nel Quattrocento e nel Cinquecento

Il soffitto a coprigiunta

Si tratta di un modello tradizionale di soffitto usato in Francia ed in Italia nel Trecento e nel Quattrocento. L'allontanamento dei travetti è variabile, per adattarsi alle irregolarità delle stanze. Il pavimento, disposto perpendicolarmente ai travetti, richiede l'uso di coprigiunta che impediscono al riempimento di cadere nella stanza. I travetti sono intaccati al passaggio dei coprigiunta.

Il soffitto « alla francese »

Questo soffitto - detto da Palladio "secondo l'uso di Parigi " - è costituito da travetti che hanno la stessa larghezza degli intervalli. Non è più utile ricorrere ai coprigiunta perché il pavimento è messo parallelamente ai travetti. Apprezzato per la sua regolarità geometrica, il suo uso si generalizza nel Cinquecento.

Il soffitto a cassettoni o "all'italiana "

I soffitti a cassettoni possono essere realizzati in due modi. O le travi principali si incrociano ad intervalli regolari con travi secondarie (piene o in cassaforma) di stesse dimensioni, o in "trompe l'oeil" con delle tramoggie di tavole sulle quali sono state riportate delle modanature piatte realizzate con un risparmio di legno. In questo caso la decorazione non evoca sempre la struttura portante.

L'antichità romana ha privilegiato le volte ed i soffitti a cassettoni per il loro effetto decorativo. Erano allora realizzati in pietra (Pantheon di Adriano a Roma, 118-128), in stucco (i bagni Stabiani a Pompei, 300 avanti Cristo) o erano dipinti in trompe l'oeil (Domus Aurea di Nerone a Roma, 64).

Riappaiono nei dipinti italiani a partire dal Trecento con Giotto (Annunciazione a sant'Anna, 1302-1305, volta della Cappella degli Scrovegni, Padova) e soprattutto all'inizio del Quattrocento con Masaccio (Trinità di Santa-Maria Novella, Firenze). In architettura, allo stesso momento, a Firenze, il primo soffitto a cassettoni è costruito. Brunelleschi si ispira ai temi sviluppati nelle basiliche paleocristiane di Roma e realizza la chiesa di San Lorenzo dove la navata è coperta da un soffitto piatto con cassettoni di debole spessore.

Sempre a Firenze, nel 1495, Simone del Pollaiolo, detto Cronaca, costruisce al palazzo Vecchio la sala dei Cinquecento (52 x 22 m.), che riprende le dimensioni della sala del Grande Consiglio del Palazzo Ducale di Venezia (54 x 24 m.). Piuttosto che un soffitto in carena di nave, privilegiato a Venezia, Vicenza, o Padova per i grandi spazi, elabora un soffitto composto da un centinaio di cassettoni (sarà aumentato e trasformato a partire dal 1563 da Vasari per sopportare quadri).

Questi soffitti a cassettoni, ispirati all'antichità, fanno ormai parte integrante della decorazione messa in scena dagli attori del Rinascimento. Accentuano gli effetti di prospettiva e di profondità, partecipano al rendere geometrico dello spazio, creano un effetto di plastica che rafforza l'unità spaziale del luogo.

L'uso dei cassettoni si generalizza nel Cinquecento nelle opere di Alberti da Sangallo, di Bramante e di Perruzzi (La Farnesina, 1507-1511 e palazzo Massimo alle colonne a Roma, 1532-1536). Sebastiano Serlio ne propone anche tutta una serie nel suo libro IV pubblicato a Venezia nel 1537 :quadrati, circolari, a forma di stella o ottagonali, si ispirano ai modelli scoperti nelle rovine romane.

Quanto ai francesi, non resteranno insensibili a questi modelli, che compongono una spartizione regolare e ritmata. Fin dai primi anni del Cinquecento, decorano le volte delle scale, delle cappelle e dei soffiti di legno.

 

Retrouvez le menu en haut de page

2 - i "soffitti a felce " nel Cinquecento e nel Seicento

Riprendono o la tecnica dei soffitti a cassettoni, o quella dei soffitti alla francese, ma anziché porre le travi perpendicolari alle travi principali e secondarie, sono in diagonale, secondo un angolo che varia da 45° a 30°.

Questa tecnica particolare illustra le ricerche degli architetti ed ingegneri del medioevo per attenuare una reale penuria di legname da carpenteria. Molti metodi "economici " per pavimenti e strutture sono allora messi a punto. Villard de Honnecourt all'inizio del Duecento ne testimonia indicando il modo di costruire il pavimento di una casa o di una torre con pezzi di legno corti.

Questi savoir-faire captano anche l'attenzione di Sebastiano Serlio, che tenta, sin dal suo arrivo in Francia nel 1540, di combinare gli usi francesi ed italiani in materia di architettura. Aggiunge dunque al suo libro I dedicato alla geometria, e pubblicato a Parigi nel 1545, un esempio di soffitto che utilizza dei pezzi di legno troppo corti per attraversare lo spazio da coprire.

La sua tecnica è ancora descritta nei lavori di falegnameria dell'inizio del XXe secolo sotto la denominazione "pavimento alla Serlio". I travetti si sostengono reciprocamente a una delle loro estremità ed all'altra portano direttamente contro le pareti. Questa struttura è elaborata su un'armatura piatta che è demolita dopo la messa in atto di tutte le parti.

Serlio passa gli ultimi anni della sua vita a Lione (1548-1553) dove si dedica ai suoi trattati ed a progetti di architettura. Philibert de l'Orme, nato a Lione, riprende poco tempo dopo le ricerche sull'uso di pezzi di legno corti, mette al punto una tecnica di struttura composta da piccoli pezzi di legno curvati e riuniti e la presenta nel 1561 nei suoi due libri  "nuove invenzioni per costruire bene ed a poche spese ".

I primi soffitti a felce localizzati sono quelli di Saint-Flour (intorno al 1530, molto semplici di costruzione) e quello del castello di Ampuis (1529).

 

 

Retrouvez le menu en haut de page

3 - i "soffitti a felce " nel Forez

È in questo contesto di uso ottimale del legno di diverse lunghezze che si sviluppano stranamente nel Forez e nelle province limitrofe i soffitti a felce.

In realtà, solo il soffitto di Bourg-Argental può essere collegato al sistema di Serlio. Negli altri casi i travetti poggiano sulle travi e formano delle composizioni che variano da un cassettone all'altro con delle forme geometriche.


La varietà degli esempi è sorprendente e la compartimentazione privilegia o la tecnica italiana o quella francese. Nel primo caso, le travi si incrociano alla stessa altezza e formano veri cassettoni (casa Francesco Primo a Saint-Etienne, castello della Bâtie d'Urfé). Nel secondo caso, le travi sono semplicemente collegate con dei travetti in diagonale senza intermediari (castello di Marandière, di Prony). Un terzo caso associa le due tecniche precedenti creando cassettoni in « trompe l'œil ». Il sistema francese è allora utilizzato, ma si aggiungono travi secondarie sottolineate da modanature per disegnare i cassettoni (castello di Roussillon, Castello di Ampuis, piazza del Popolo 5, via José Frappa 11, hotel di Villeneuve).


I soffitti a felce combinano diverse tecniche che privilegiano o la compartimentazione, o il sistema dei travetti. L'effetto prodotto deriva dalla virtuosità tecnica, dagli assemblaggi complessi e dal dinamismo dato dalle diagonali, più che dalle decorazioni che restano moderate (cordicella scolpita sulle travi della casa Francesco Primo, dipinti di grotteschi sulle travi di bordo a Roussillon, decorazione dipinta di frutta e verdura a Marandière).


Nel 1556, Lescot fa realizzare nella camera del re al Louvre un vero soffitto all'italiana che nasconde completamente la struttura di travetti e di travi e lo decora di ornamenti. Molti castelli imiteranno questa nuova tecnica che facilita lo spiegamento dei tessuti dipinti allegorici.

La regione del Forez resterà fedele ai suoi "savoir-faire" e tradizioni e preferirà loro ancora a lungo queste composizioni erudite, rigorose ed esagerate.


Questi soffitti a felce, forse disegnati da architetti, sono stati realizzati da carpentieri astuti e di talento, purtroppo anonimi." Le ricerche in archivi consegneranno forse un giorno i loro segreti.
La corporazione dei carpentieri che esiste nel 1351 e che ha spesso fornito capomastri, architetti e scultori su legno nel Quattrocento e nel Cinquecento, comprende nel 1476 i carpentieri ed i bottai.
A Montbrison, i carpentieri formavano nel Quattrocento con i muratori la confraternità di San Giuseppe e nel 1663 una carica (raggruppamento professionale). A Saint-Etienne, costituiscono nel 1662 la confraternità di San Giuseppe e fanno parte nel Settecento della Comunità dei muratori, carpentieri, sarti di pietra, imprenditori ed architetti. 
 

(M. Audin e E. Vial, dizionario degli artisti ed operai d'arte della Francia, Parigi, 1918.)

 

 

Retrouvez le menu en haut de page

4 - Il Cinquecento e il Seicento nel Forez

Riprendiamo qui l'introduzione di Didier Repellin per il catalogo dell'esposizione sul Rinascimento nel Forez organizzata dalla LIGER nel 1990.

"La guerra di Cento anni aveva rallentato la prosperità della regione, ma le guerre d'Italia e la creazione delle fiere a Lione, portarono nel Forez un nuovo sviluppo ed una rinascita artistica certa."
Come in tutta la regione, è soprattutto l'architettura profana a dominare al secolo del Rinascimento perché nell'architettura religiosa le forme gotiche hanno persistito molto a lungo (...) 

In compenso, nell'architettura profana, creazioni complete e coerenti portarono al Forez un rinnovo maggiore dell'arte di abitare. La più famosa e notevole creazione è certamente quella della Bâtie d'Urfé. La casa forte austera diventa una casa gradevole accompagnata da un giardino più o meno grande secondo le disponibilità dei luoghi. 

Anche se le realizzazioni sono a volte un po' maldestre nell'arte di costruire, eccellono con eleganza nella decorazione e in tutte le arti come la scultura, la pittura murale, la realizzazione dei pavimenti, ecc.... La cappella o la grotta della Bâtie sono degli esempi a questo titolo. Claude d'Urfé, esteta raffinato, aveva riportato tutte queste fantasie d'Italia. Non si tratta dunque di un'evoluzione dell'arte interna bensì di un contributo creativo dell'esterno.

Le gallerie si moltiplicano nelle residenze private al castello di Saint-Marcel-de-Félines, a Gatellier (parzialmente demolite nel Settecento) o Aubépin, per citare soltanto alcuni; anche se il clima del Forez non permette realmente di approfittarsi tutto l'anno di questi spazi italiani incantevoli metà-esterni, metà-interni (...)

Ciò che è certamente il fenomeno più importante di questo periodo, non è soltanto l'effetto visivo del nuovo stile, ma soprattutto lo scambio straordinario di "savoir-faire" tra artisti, artigiani e lavoratori.

Con una preoccupazione di insegnamento, le nozioni di padrone e di apprendista si sviluppano. Se per il periodo gotico precedente, gli scambi restassero ancora "intra-regione", durante il Rinascimento, gli scambi sono realizzati molto attivamente con l'Italia soprattutto, ma anche con la Germania. Sono in un certo modo i primi scambi "europei" e nel Forez dei viaggiatori come Claude d'Urfé vi ha contribuito molto.

Sotto l'influenza di questi artisti, la manodopera locale si è rinnovata grazie al contributo di una grande diversità di tecniche.

Il Rinascimento nel Forez è un periodo artistico commovente perché è umano, legato a personaggi che hanno avuto l'entusiasmo di introdurre creazioni secondo il loro gusto personale e legato ad "operai" che si sono aperti alle nuove tecniche venute da fuori mettendoci tutta la loro fede. "" 

Didier REPELLIN, 1990
Architecte en Chef des Monuments Historiques
( in La Renaissance en Forez, LIGER)

 

 

Retrouvez le menu en haut de page

  Conclusione...

Siamo dunque qui in presenza di una « geotipologia » particolarmente interessante perché combina allo stesso tempo un alto grado artigianale ed un'influenza italiana. Riprende il modello italiano del cassettone ma con molta fantasia e con una grande elasticità del sistema perché si adatta indifferentemente ai grandi e ai piccoli spazi.

Ricerca condotta da:

Nathalie Mathian (padrone di conferenze, università Lione III)
Michel Bourlier (degli amici del vecchio Saint-Etienne)
Bernard Rivatton (direttore del museo del vecchio Saint-Etienne)
con la collaborazione del centro di studi del Forez (Università di Saint-Etienne)
e della scuola di architettura di Saint-Etienne.

Questo studio presenta i primi risultati di una nuova ricerca. L'elenco delle località non è esaustivo.
Aiutaci nella nostra ricerca di soffitti a felce e informaci di quelli che scopri...

Contatto: Gli amici del vecchio Saint-Etienne hotel di Villeneuve - 13 bis, via Gambetta - 42000 Saint-Etienne

Scriverci a questo riguardo > Nous écrire concernant ce sujet ...

 

Retrouvez le menu en haut de page

SARANNO DI ORIGINE ETRUSCA I SOFFITTI A FELCE ?

 

Nei soffitti a felce, i travetti sono posti in diagonale rispetto alle travi principali e secondarie, secondo un angolo che varia da 30° a 45°. Sono dunque molto diversi dai soffitti alla francese, i cui travetti sono posti perpendicolarmente alle travi maestre.

I soffitti a felce sono particolarmente numerosi nel Forez, che ne possiede 16, cioè più della metà registrata in Francia (Ci sono in effetti 28 soffitti a felce registrati sul territorio francese). L'hotel di Villeneuve ne propone un esempio molto interessante nella galleria del primo piano.


Nel suo articolo dedicato a questo tipo di soffitto, Nathalie Mathian insiste sulle influenze italiane che hanno presieduto a questo modo di copertura: il soffitto a felce risulterebbe dall'incrocio della tecnica del soffitto alla francese con la tecnica del soffitto a cassettoni del Rinascimento italiano. La presenza del grande architetto italiano, Sebastiano Serlio (1475-1554) a Lione a partire dal 1548 sembra essere legata alla diffusione di questo modello.


Però, sembra che queste radici italiane affondino in un passato ancora più remoto. Durante un recente viaggio a Roma, nell'aprile del 2001, nel cuore dell' Etruria, mi è stato dato di ammirare un notevole soffitto a felce... in una tomba etrusca di Cerveteri che data dall'inizio del VIe secolo avanti Cristo. Gli etruschi sono questo popolo misterioso stabilito in Toscana nell'VIIIe secolo avanti Cristo, e che, al massimo della sua potenza (VIIe-VIe secoli avanti Cristo), occupò una gran parte della penisola italiana, dai dintorni di Napoli alla pianura Padana. La comprensione della loro lingua pone ancora oggi dei problemi che sono risolti soltanto in parte e le loro origini alimentano sempre i litigi tra specialisti: sono arrivati dall'Asia minore verso il XIIIe secolo avanti Cristo, o sono degli autoctoni ?


Comunque, la civiltà etrusca lasciò delle tracce profonde nell'Italia antica, in particolare per ciò che riguarda l'arte funeraria: le loro tombe scavate nella roccia (spesso un tufo vulcanico tenero e resistente) sono coperte da tumuli circolari e costituiscono delle vere necropoli. Quella della Banditaccia, a 2 chilometri a Nord Ovest di Cerveteri, dove ho avuto la sorpresa di scoprire questo notevole soffitto a felce, fa parte di un insieme di necropoli molto più grande e che si estende su 450 ettari.


La tomba che ci interessa è chiamata « Tomba dei Capitelli » a causa delle due colonne a sezione poligonale, sovrastate da capitelli, che sostengono il soffitto piatto di una lunga sala fiancheggiata da sedili funerari. L'intera tomba è scavata in un tufo vulcanico che si lavora abbastanza facilmente. Resti di stucco lasciano supporre che l'insieme dovesse essere interamente dipinto all'origine. Ma cedo la parola a Benedetto Zapicchi, archeologo nato a Cerveteri che partecipò a molti scavi nel sito:


"La camera principale è coperta da un soffittto particolare : nella parte centrale la sua travatura viene messa in evidenza. È composta da scanalature oblique simile a quelle trovate numerose volte nella città. Gli artigiani avevano così l'intenzione di imitare l'aggiunta di un secondo piano. La disposizione comprende otto piccoli klinaï (sedili funerari) che, anche se sono scavati nel tufo, danno un'impressione calda ed ovattata. Ciò rende, meglio di qualsiasi altra tomba, l'idea di una casa etrusca"."


Per capire meglio questa descrizione, occorre riferirsi alla fotografia che riproduce il soffitto di cui abbiamo parlato :

 

Cliquez pour agrandir la photographie
Tomba dei Capitelli
(fine del VIIe s. avanti Cristo - Cerveteri/Italia).

Soffitto a felce, sala Dorna - hotel di Villeneuve
(XVIIe s. - Saint-Etienne/Francia)

La somiglianza con i nostri soffitti a felce è per lo meno sorprendente!


Il testo di B. Zapicchi ci porta a fare due osservazioni:


-"è composta da scanalature oblique simile a quelle trovate numerose volte nella città". Questa Tomba dei Capitelli non sarebbe dunque un caso isolato ma ci proporrebbe un modello di soffitto particolarmente diffuso.


Non ho avuto l'occasione di visitare altre tombe simili sul sito (per mancanza di tempo ma anche perché numerose tombe sono purtroppo chiuse) ma alcune ricerche - sfortunatamente troppo sommari! - mi hanno permesso di scoprire altre tombe etrusche che comportano lo stesso tipo di soffitto. In effetti, a Blera (la Phleva degli etruschi), una trentina di chilometri a nord di Cerveteri, esiste un tumulo con due tombe: si tratta del tumulo di Valle Cappellana (fine del VIIe secolo avanti Cristo). Una di queste tombe "comporta due camere in fila separate da due pesanti colonne doriche, e comporta un soffitto che imita la realtà, secondo l'uso di Caere (Cerveteri)". Se si tiene conto della veduta assonometrica riprodotta nel documento, il soffitto della camera del fondo sembra essere in tutto simile a quello della Tomba dei Capitelli.

Cliquez pour agrandir la vue ...
Blera: tumulo di Valle Cappellana, tomba 1, veduta assonometrica

 

-"ciò rende, meglio di qualsiasi altra tomba, l'idea di una casa etrusca.". La tomba etrusca si vuole, prima di tutto, la rappresentazione nell'al di là di una realtà terrestre.


Mario Torelli: "L'imitazione della realtà in queste tombe è un elemento prezioso, perché restituisce un'immagine fedele della casa etrusca di quest'epoca." La pianta è molto importante perché dà informazioni sull'evoluzione intervenuta nell'architettura domestica (ed anche nell'architettura sacra) alla fine del VIIe secolo avanti Cristo ".Allora, ora la domanda è : era molto diffuso il soffitto a felce nella casa etrusca? Sembra che non sia irragionevole pensarlo!


Tuttavia, questa scoperta pone più domande che dà risposte:


- Se prendiamo in considerazione l'ipotesi che gli etruschi provengano dall'Asia Minore (cioè dal Mediterraneo orientale), sarebbe interessante cercare se non hanno importato in Italia un modo di copertura tipico della loro zona geografica di origine.


- Possiamo anche supporre che i romani abbiano ereditato dagli etruschi la tecnica di costruzione di questo tipo di soffitto. Se le cose sono davvero andate così, le prospettive sono molto interessanti: esistono orme di soffitti a felce (o assimilati) nell'architettura domestica romana (visibili su affreschi o "in situ" in zone archeologiche come Pompei o Ercolano) o nell'architettura dell'Italia medioevale? In effetti, possiamo difficilmente immaginare uno iato che si estenderebbe dall'antichità al Rinascimento!


Ecco un bel argomento di studio per chi è curioso!

Serge MARCUZZI

Testo pubblicato in « Saint-Etienne, storia & memoria », Bulletin du vieux Saint-Etienne,
n. 202, luglio 2001, pp.69-71

 

" (…) scolpendo nella roccia le loro camere sepolcrali, i loro sarcogaghi e le loro urne funerarie, gli Etruschi hanno spesso riprodotto l'aspetto delle loro case e dei loro templi. Così, abbiamo conservato l'immagine dei loro soffitti e dei loro tetti. Grazie a queste informazioni, possiamo cercare di ricostituire i principali tipi di carpenteria."

p. 154 - MARTHA Jules, L'art étrusque, Firmin-Didot & Cie Éditeurs, Paris, 1889, 635p.

La tesi sostenuta da Jules Martha raggiunge quella dell'articolo di Serge Marcuzzi. Le case etrusche, fatte di legno, paglia ed argilla, sono state distrutte dal tempo. Tuttavia, una testimonianza dell'architettura privata è arrivata fino a noi tramite le urne funerarie, realizzate sul modello della casa. Queste urne ci danno un'idea dell'aspetto esterno della casa etrusca. Quanto alle camere funerarie, ci fanno vedere com'era fatto e addobbato l'interno della casa. Gli Etruschi pensavano che la tomba era un'immagine sotterranea della casa. Come gli Egiziani, credevano in una sopravvivenza terrestre dopo la morte. Era dunque importantissimo che il morto fosse circondato dagli oggetti della sua vita quotidiana. Tutto quello che si trovava nella casa (porte, finestre, colonne, soffitti, sedili…) era scolpito nel tufo vulcanico in Etruria Meridionale.


Questi disegni di soffitti realizzati alla fine dell'Ottocento somigliano molto al soffitto della Tomba dei Capitelli (Necropoli della Banditaccia, Cerveteri), a quello del tumulo di Valle Cappellana (Barbarano Romano, Blera), e ai nostri soffitti a felce (zona del Forez, Loire, Francia).
L'autore afferma che si tratta di una tomba di Vulci, situata a nord-est di Tarquinia. Non dà il suo nome, ma è molto probabile che si tratti della Tomba dei Soffitti Intagliati.
Sul sito Internet dedicato alla " Necropoli etrusca" di Vulci (http://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/vulci/index.htm), dicono che questa tomba dai soffitti intagliati presenta delle somiglianze con le tombe di Cerveteri, e che sarebbe stata realizzata da un artigiano di questa stessa città. La tomba di Vulci è stata individuata nel 1967, e riportata alla luce nel 1982. Tuttavia, gli archeloghi hanno constatato che era già stata aperta tempo fa. La possiamo datare della metà del VII secolo avanti Cristo.

Ecco il commento di Jules Martha : " In una camera di Vulci, osserviamo una disposizione strana e di cui abbiamo oggi solo un esempio. È coperta da un'ossatura a travetti incrociati : i cassettoni quadrati formati dall'accostamento dei pezzi di legno sono riempiti da una specie di listellatura in diagonale, composta da bastoncini rotondi e paralleli, che alternano con dei tondini, il cui spigolo aggetta tra i bastoncini. Quest'arredamento viene completato da colori rossi, bianchi o neri, che sottolineano i profili e mettono in evidenza i dettagli della costruzione simulata. " p194-195.

Floriane Monneret
Stagista Master 2 " Mestieri dei Patrimoni ", Università Jean Monnet, Saint-Etienne.

 

Retrouvez le menu en haut de page
Retrouvez le menu en haut de page
Retrouvez le menu en haut de page

 

  Scoperta di un nuovo soffitto a felce... a Monistrol sur Loire (Haute-Loire 43) :
Retrouvez le menu en haut de page

 

Dopo l'articolo dedicato alla Casa Francesco Primo di Saint-Etienne pubblicato nel Gazzettino, un nuovo soffitto a felce è stato scoperto a Monistrol, nel castello dei Vescovi.

Il salotto, situato nella torre Barbe, è in effetti coperto da un bel soffitto che comprende nove cassettoni. Possiamo supporre che la sua costruzione non risalga alla data di edificazione della torre (1458) ma che risalga più probabilmente al 1578, data incisa sul camino del salotto.

Fonte : La Gazette de la Haute Loire - n.175. (18 febbraio 2005)

 

 

Retrouvez le menu en haut de page

  Elenco dei soffitti a felce registrati finora :

 mise à jour : 08.2008

Dipartimento / Nome della località / Comune

4 - Residenza d'estate dei vescovi di degni / Marcoux
15 - Casa consolare / Saint-Flour
38 - Castello di Rossiglione / Roussillon
42 - Casa-forte "Bollioud" / bourg-Argental
42 - Castello de Feugerolles (Caponni) / Le Chambon-Feugerolles (copia XIXe s., a causa di incendio)
42 - Castello di Marandière / Estivareilles
42 - Castello del Aubépin / Fourneaux
42 - Casa, via Tupinerie / Montbrison
42 - Vecchio convento della Visitation / Montbrison
42 - Castello di Pravieux / Pouilly-les-Feurs
42 - Maison XVIe / Saint-André-d'Apchon
42 - Casa "François 1" / Saint-Etienne
42 - Casa "Bernou de Rochetaillée", 5 pl. du Peuple / Saint-Etienne
42 - Casa "Alléon-Métayer", 11 via José Frappa / Saint-Etienne
42 - Hotel "di Villeneuve" 13 bis via Gambetta / Saint-Etienne
42 - Casa, 12, via D. Escoffier / Saint-Etienne
42 - Casa, posto dello Ursules / Saint-Etienne
42 - Castello della Bastie di Urfé / Saint-Etienne-le-Molard
42 - Castello di Santo-Marcel / Saint-Marcel-de-Félines
42 - Casa / Saint-Rambert-sur-Loire
48 - Castello di Villaret / Allenc
48 - Castello di Leboy / Lanuéjols
48 - Castello di Santo-Alban / Saint-Alban-sur-Limagnole
48 - Castello di santo-Di piombo / Saint-Saturnin
63 - Castello Martinanches / Saint-Dier d' Auvergne
69 - Castello di Ampuis / Ampuis
69 - Casa, 114, marciapiede Pierre Scize / Lyon
69 - Castello di Prony / Oingt
69 - Casa / Sainte-Foy-les-Lyon
69 - Casa-forte di Villette / Villecheneve
69 - Castello di Pizay / Saint-Jean d'Ardières
73 - Castello Manuel de Locatel / Conflans-Albertville
73 - Sacrestia della Cappella del vecchio castello di Conflans / Conflans-Albertville


Ritrova su maps.google la localizzazione di questi soffitti a felce (10.2007 + 08.2008)

cartographie des plafonds en fougère - carte de France (Maps.Google)
Cliccare in piccole icone per visualizzare le informazioni sui soffiti a felce
.


Mappa ingrandita (Apri una nuova finestra, a sinistra, l'elenco dei soffiti a felce)

dettagli dei soffitti a felce di Saint-Etienne (Maps.Google)
Cliccare in piccole icone per visualizzare le informazioni sui soffiti a felce.


Mappa ingrandita
(Apri una nuova finestra, a sinistra, l'elenco dei soffiti a felce)

 

Traduzione : Florianne Monneret / Madeleine Primet (versione 03.2007)

Les Amis du Vieux Saint-Etienne - Gli amici del vecchio Saint-Etienne

Hôtel de Villeneuve - 13 bis, rue Gambetta - 18, rue José Frappa - F. 42000 SAINT-ETIENNE
Telefono : (33) 4.77.25.74.32
Tous les contacts ... l'organigramme ... nous écrire ... le plan d'accès ....
Mél. :

Associazione legge del 1901 - creata nel 1929 (GU del 2 maggio 1931) - Siret 776.396.350.00014 - APE 9102Z
Sito web: www.histoireetpatrimoinedesaintetienne.com (c) gli amici del vecchio Saint-Etienne/B.Rivattont (versione
03.2003)

Retrouvez le menu en haut de page
Ce site est auditionné par